Papavero

Papavero

Papavero comune

Nome scientifico: Papaver rhoeas

è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Papaveraceae, originaria di Eurasia e Nordafrica.

Descrizione

La specie, largamente diffusa in Italia, cresce normalmente in campi e sui bordi di strade e ferrovie. È considerata una infestante dei cereali. 

Il papavero è un’erba che cresce come pianta annuale, latifoglie e alta fino a 80 – 90 cm.
Il fusto è eretto, coperto di peli rigidi. Tagliato emette un liquido bianco.
I boccioli sono verdi a forma di oliva e penduli. Il fiore è rosso, (molto raramente bianco), dai petali delicati e caduchi, spesso macchiato di nero alla base in corrispondenza degli stami di colore nero. Fiorisce in primavera da aprile fino a metà luglio.
È visitato dalle api per il suo polline di colore nero.[3] Le foglie sono pennato partite sparse lungo il fusto.
Il frutto è una capsula che contiene molti semi piccoli, reniformi e reticolati; fuoriescono numerosi sotto lo stimma. Petali e semi possiedono leggere proprietà sedative: il papavero comune è parente stretto del papavero da oppio, da cui si estrae la morfina.

Nella zona della sibilla

cresce normalmente in campi e sui bordi di strade e ferrovie. 

In cucina, le foglie giovani della pianta vengono utilizzate in varie zone del mondo crude oppure preventivamente sbollentate come gli spinaci, e contribuiscono alla composizione di zuppe o insalate. 

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Tarassaco

Tarassaco

Tarassaco comune

Nome scientifico: Taraxacum officinale

è una pianta a fiore (angiosperma) appartenente alla famiglia delle Asteracee.

Descrizione

L’epiteto specifico, officinale, ne indica le virtù medicamentose, note fin dall’antichità e sfruttate con l’utilizzo delle sue radici e foglie.

È comunemente conosciuto come dente di leone, dente di cane, soffione (l’infruttescenza), nonnino, cicoria selvatica, cicoria asinina, grugno di porco, ingrassaporci, brusaoci, insalata di porci, pisciacane, lappa, missinina, piscialletto, girasole dei prati, erba del porco o anche con lo storpiamento del nome in tarassàco.

È una pianta erbacea e perenne, di altezza compresa tra 10 e 30 cm. Presenta una grossa radice a fittone dalla quale si sviluppa, a livello del suolo, una rosetta basale di foglie munite di gambi corti e sotterranei. 

Nella zona della sibilla

cresce un po’ ovunque, nelle zone di pianura fino a un’altitudine di 2000 m e lo si può trovare facilmente nei prati, negli terreni incolti, lungo i sentieri e ai bordi delle strade.

In cucina viene usato per preparare le insalate in primavera, sia da solo che con altre verdure. Può essere usato per la preparazione degli infusi. I fiori vengono inoltre utilizzati per la preparazione dello sciroppo (o gelatina) di tarassaco, spesso erroneamente definite “miele di tarassaco”. 

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Asparago selvatico

Asparago selvatico

Asparago selavtico

Nome scientifico: Asparagus acutifolius

è una piccola pianta sempreverde cespugliosa, perenne, della famiglia delle Asparagacee, diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo.

Descrizione

Gli asparagi germogliano in primavera e sono molto più piccoli, ma anche più saporiti dei comuni asparagi coltivati; vengono raccolti allo stadio di getti immaturi (germogli), si possono cogliere più volte.

Occorre fare attenzione nella raccolta staccando accuratamente il getto dalla base, senza strapparlo o danneggiare il cespo sotterraneo; queste precauzioni permettono che il cespo produca ancora getti.

In stagione di primavera avanzata occorre sospendere la raccolta e permettere la normale vegetazione dello stelo, la produzione delle foglie spinose, la fioritura (e la fruttificazione). La vegetazione completa consente l’accumulo di sostanze di riserva nel cespo sotterraneo che alimentano la vegetazione dell’anno successivo; questa cura permette la sopravvivenze della pianta per molti anni.

Nella zona della sibilla

si trova nelle aree collinari ed è facilmente riconoscibile.

I germogli dal sapore amarognolo sono spesso utilizzati in cucina per fare frittate o sughi; molto apprezzato il risotto con asparagi.

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Erba cipollina

Erba cipollina

Erba cipollina

Nome scientifico: Allium schoenoprasuM

è un’erba aromatica resistente al freddo e poco appariscente, facile da confondere con l’erba comune.

Descrizione

Di solito cresce negli angoli in penombra, dove il terreno è più umido. Le foglie sono lunghe e sottili, simili in tutto e per tutto a un ciuffo di erbacce. L’aspetto di queste piante è erbaceo perenne con una altezza variabile tra 15 – 50 cm. La forma biologica di queste piante è geofita bulbosa, ossia sono piante che portano le gemme in posizione sotterranea.

Durante la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei chiamati bulbi, organo di riserva che annualmente produce nuovi fusti, foglie e fiori. Queste piante sono molto aromatiche: odorano di cipolla per la presenza di composti solforati. Sono inoltre completamente glabre.

Nella zona della sibilla

si trova nelle aree collinari e si distingue dall’erba comune principalmente per il suo intenso profumo che ricorda appunto la cipolla.

In cucina viene apprezzata per valorizzare salse e condire insalate di pesce. Se raccolta nella corretta maniera il bulbo può essere conservato sott’olio o sott’aceto e così consumato.

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Barba di becco

Barba di becco

Barba di Becco

Nome scientifico: Tragopogon Pratensis

è una specie di piantaangiosperma dicotiledone della famiglia delle Asteracee

Descrizione

dall’aspetto di piccole erbacce annuali o perenni dalla tipica inflorescenza a “margherita”. La forma biologica è emicriptofita scaposa (H scap), ossia in generale sono piante erbacee, a ciclo biologico perenne, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e sono dotate di un asse fiorale eretto e spesso privo di foglie.

Ma a volte può presentare caratteristiche tipiche delle terofite (quindi pur essendo annuali superano l’inverno sotto forma di seme). Barba di becco ha un ciclo anche biennale; questo vuol dire che il primo anno sviluppa una rosetta di foglie basali; mentre il secondo anno produce lo scapo fiorale. Gli organi interni di queste piante contengono lattoni sesquiterpenici.

Nella zona della sibilla

non è facilmente riconoscibile. Si trova nelle colline e si raccoglie prima che arrivi all’infiorescenza.

Si apprezza la radice che cotta può essere riempita dato la parte concava. Il sapore è di carota e liquirizia. Dopo la cottura risulta molto morbida.

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